articoli giornale - posted on 16 ottobre 2015 by

Articolo Settegiorni Rho – La Storia di Piero Filoni

LA STORIA DI PIERO FILONI

(fonte: Settegiorni – Venerdì 16 Ottobre 2015 – Elisa Moro)
 

A PECHINO EXPRESS L’aresino racconta la sua esperienza televisiva e la sua vita in camper per l’Europa

ARESE (mly)
 
Da qualche settimana è iniziato il reality Pechino Express, in onda ogni lunedì su Rai Due e, tra i concorrenti, c’è anche l’aresino Piero Filoni.
 
«Come sei arrivato a Pechino Express?
«Stando fermo, tutto nella mia vita è arrivato così, non ho mai perseguito nessuna meta. Ho ricevuto la telefonata da Magnolia (la casa di produzione del programma, ndr); avevano già contattato un mio caro amico, Pepito, un pescatore di Peschici che, per partecipare al reality, aveva messo come con- dizione che chiamassero anche me. Abbiamo fatto il provino e ci hanno preso come coppia jolly, cioè saremmo entrati solo in caso di rinuncia di un altro concorrente. E così è stato».
 
Quindi sei entrato in trasmissione, facendo coppia con Paola Barale. Come ti sei trovato con lei?
«Paola era già lì da 4 puntate ed era stanca. Mi sono trovato molto bene; ci accomuna la volontà del viaggiatore e ci siamo divisi perfettamente i ruoli: lei cercava passaggi ed io ricovero e cibo… che poi è quello che faccio da 30 anni».
 
Leggendo la tua biografia, infatti, si vede che sei un viaggiatore.
«Sì, a 40 giorni ero su una nave, a 2 anni su un aereo verso l’ex Unione Sovietica, a 6 anni in Italia, a 12 in Kuwait, a 18 negli U.S.A. e dai 20 giro l’Europa in camper, portando con me la mia musica».
 
Come mai la scelta del camper?
«Perché così ho sempre la mia casa dietro e, poi, è un viaggio lento. Adoro la lentezza e la profondità; non ho mai una meta, la vera meta è il viaggio stesso. In tutti questi anni ho raccolto un milione di autostoppisti, con cui ho condiviso poche ore, o alcune settimane. Molti sono diventati amici, altre amanti ma, in ogni caso, parti integranti del mio viaggio».
 
Da dove nasce la tua passione per la musica?
«A 6 anni ho iniziato a studiare violino all’istituto Rusconi di Rho; a 12 la tromba in Kuwait, a 14 ho avuto la folgorazione del Rock’n’Roll.
Adesso, però, suono la chitarra, l’unico strumento che ho imparato da autodidatta, con un approccio primitivo e spontaneo».

 
Come ti mantieni durante i tuoi viaggi?
«Solitamente arrivo in un paese e suono nella piazza principale. Tempo un’ora, arriva qualcuno che, dopo avermi fatto i complimenti, mi invita a suonare nel locale di un suo amico o parente. E così via andare; tra le mance e quello che mi danno per suonare nei bar ho girato tutta l’Europa».
 
Non senti la mancanza di una famiglia o delle radici?
«Ho avuto una compagna per undici anni e ho due figlie: Alice, di 20 anni, che studia in Francia e Greta, di 14, che stu- dia agraria a Limbiate. Cerco di essere un papà presente; settimana scorsa sono andato a votare il rappresentante di classe a Limbiate e ho aiutato Alice ad arredare casa».
 
Non hai mai avuto brutte esperienze?
«In 30 anni non mi sono mai successe aggressioni o altro. Non mi sono mai posto il problema della paura; vivo la paura come un segnale di allarme che mi aiuta a sopravvivere. Se ti approcci con amore, riceverai solo amore. La strada ti aiuta sempre, se la vivi sinceramente. La gente nasce meravigliosa, poi decide di allontanarsi dalla bellezza e succedono i guai. Gli unici due furti che ho subito sono stati in appartamento».
 
Viaggiando in così tanti paesi, quando torni in Italia vedi limitazioni o chiusure particolari?
«Non riesco a catalogare le persone in base alla nazionalità. Quello che ho visto, però, è che in Italia non potrei mai mettermi in piazza a suonare. Tempo dieci minuti, arriverebbero i vigili per farmi sgomberare. Una volta ho provato a chiedere al comune di Milano: dopo avermi tenuto in attesa per un’ora, mi hanno chiesto di aprire una partita iva fittizia e altri mille problemi. Con Pechino Express, poi, ho avuto la conferma che in una paese con difficoltà economica c’è più solidarietà».
 
Quanti anni ancora andrai avanti a viaggiare?
«Continuerò sempre, perché ci sarà sempre bisogno della musica. Mi fermerò solo quando non ce la farò più fisicamente».
 
La tua è una vita a contatto con la natura; niente televisione o tecnologie.
«La tecnologia allontana dalla natura; ho un cellulare perché le mie figlie mi hanno praticamente obbligato. Non faccio uso di stupefacenti; leggo molto, vado al cinema. Ho smesso anche di fare molte foto: ogni scatto spegne un neurone del cervello e non ti fa godere appieno dell’attimo. Ho iniziato ad abbracciare le persone care e, lentamente, roteare con loro su se stessi; queste sono le mie foto a 360° e nessun hard disk potrà mai cancellarle».
 
Qual è il prossimo viaggio in programma? C’è un posto in particolare che non hai ancora visto e ti piacerebbe visitare?
«Ora starò per un paio di mesi ad Arese, fino alla fine del programma. Non ho mai una meta definita anche se, generalmente, quando fa caldo viaggio verso nord e col freddo verso sud. Non c’è un luogo in particolare dove vorrei andare, c’è piuttosto quella persona che non ho mai conosciuto, e vorrei incontrare».

 

Elisa Moro
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